LA REALTA' INVISIBILE CHE GOVERNA IL VISIBILE

1. Il mondo spirituale invisibile

Viviamo in una cultura che tende a riconoscere come reale solo ciò che è visibile, misurabile e verificabile. Tuttavia la Bibbia presenta una visione più ampia della realtà.

L'apostolo Paolo scrive: «Le cose visibili sono per un tempo, ma quelle invisibili sono eterne» (2 Corinzi 4:18). Questa affermazione non è una semplice metafora spirituale: nella prospettiva biblica esiste una dimensione invisibile, reale quanto quella materiale, che interagisce continuamente con la storia e con la vita degli uomini.

Uno dei racconti più sorprendenti della Scrittura si trova nel libro di Daniele. Il profeta digiuna e prega per tre settimane, ma la risposta sembra tardare ad arrivare; quando, finalmente, si presenta un messaggero celeste, gli rivela qualcosa di inatteso: la risposta di Dio era stata inviata fin dal primo giorno, ma il messaggero aveva incontrato una resistenza nel mondo spirituale da parte del principe di Persia, una podestà territoriale malefica (Daniele 10), per vincere la quale era stato necessario l'intervento dell'arcangelo Michele.

Questo episodio suggerisce che ciò che accade nella storia visibile è, in buona parte, il riflesso di dinamiche che si svolgono in una dimensione che i nostri occhi non possono vedere; una dimensione nella quale si può entrare e agire solo spiritualmente. 

La Bibbia racconta diversi episodi in cui la realtà spirituale è presente, ma non immediatamente visibile agli uomini, e, in alcuni momenti, Dio interviene per far comprendere ciò che normalmente rimane nascosto.

Un esempio si trova nella storia di Giacobbe. Quando lavora per Labano, Giacobbe vede in sogno un angelo che gli dice di osservare attentamente il gregge: «Alza ora gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le pecore sono striati, chiazzati e macchiati» (Genesi 31:12). Il testo suggerisce che Dio stava guidando la situazione in modo invisibile, anche se Giacobbe non se ne rendeva pienamente conto.

Un altro episodio significativo riguarda Agar nel deserto. Dopo essere fuggita con il figlio Ismaele, Agar si trova senza acqua e disperata. Ma il racconto dice: «Dio le aprì gli occhi ed ella vide un pozzo d'acqua» (Genesi 21:19). Il pozzo non viene creato in quel momento: probabilmente era già lì. Tuttavia Agar non lo vede finché Dio non le apre gli occhi.

Un caso ancora più esplicito si trova nel ministero del profeta Eliseo. Quando l'esercito dei Siri circonda la città, il servo del profeta è terrorizzato. Eliseo allora prega: «Signore, ti prego, aprigli gli occhi perché veda» (2 Re 6:17). Il servo vede così il monte pieno di cavalli e carri di fuoco che circondano Eliseo. La realtà spirituale era già presente, ma solo in quel momento diventa visibile.

Altri esempi nella Scrittura possono aiutarci a capire meglio:

  • Balaam e l'asina: il profeta non vede l'angelo che si oppone al suo cammino, ma l'asina sì. Solo dopo Dio gli apre gli occhi (Numeri 22:31).

  • Daniele: durante una visione, gli uomini che sono con lui non vedono nulla, ma vengono comunque presi da un grande spavento (Daniele 10:7).

  • Stefano: poco prima della morte vede i cieli aperti e Gesù alla destra di Dio (Atti 7:55-56).

L'esempio più radicale è offerto dalla storia di Giobbe. All'inizio del racconto assistiamo a una scena che si svolge nella dimensione celeste: Satana si presenta davanti a Dio e mette in discussione la fedeltà di Giobbe; Dio gli concede di toccare tutti i suoi beni, eccetto la vita, non per mettere Giobbe alla prova, ma per provare a tutto l'esercito del cielo che la fedeltà di Giobbe a Dio prescinde da ciò che ha (Giobbe 1–2).

Da quel momento iniziano a colpire Giobbe una serie di tragedie: perde i beni, i figli e la salute; inizialmente, Giobbe non vede che, dietro gli eventi della sua vita, si sta svolgendo un confronto nel mondo spirituale. Gli amici di Giobbe cercano spiegazioni morali o psicologiche alle sue sofferenze, ma la realtà è più complessa: ciò che accade nel mondo visibile può avere radici in una dimensione invisibile.

2. L'uomo è anche un essere spirituale

La Bibbia non descrive l'uomo come una semplice realtà biologica. Paolo scrive: «(...) L'intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo» (1 Tessalonicesi 5:23). L'essere umano possiede quindi una dimensione spirituale che non può essere ridotta né alla psicologia né alla biologia.

Pensieri, decisioni e orientamenti interiori non sono soltanto processi mentali: nella prospettiva biblica fanno parte anche della vita spirituale dell'uomo. Ignorare questa dimensione significa spesso limitarsi a curare i sintomi, ovvero ciò che si presenta "a valle", senza comprendere fino in fondo le cause profonde che stanno "a monte" di dinamiche e problemi.

3. Il conflitto spirituale nella storia

Secondo la Bibbia, il mondo non è stato creato in uno stato di conflitto. La frattura entra nella storia con la ribellione dell'uomo a Dio. Il peccato non produce soltanto conseguenze morali o sociali, ma introduce morte e maledizione, in una tensione spirituale che attraversa tutta la storia dell'umanità.

Questo conflitto diventa evidente nel ministero di Gesù. I Vangeli mostrano che Gesù non si limita a insegnare o a proporre una morale: egli affronta direttamente il mondo spirituale. Guarisce malati, libera oppressi e annuncia la venuta del Regno di Dio; il suo ministero è profondamente spirituale.

4. La vittoria di Cristo

Il cuore del messaggio cristiano, però, non è il conflitto, ma la vittoria di Cristo. Dopo la risurrezione, Gesù dichiara: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra» (Matteo 28:18). L'autorità ultima appartiene a Cristo; anche se il male continua ad agire nella storia, poiché, a partire dalla sua condanna, il diavolo è diventato il principe di questo mondo (Gv 12:31), egli non è né onnipotente né onnisciente. Per questo motivo la vita cristiana — e. in particolare, la preghiera — non nasce da una posizione di paura, ma dalla fiducia nella signoria di Cristo.

5. Dove entra in gioco l'intercessione

Se la realtà spirituale è reale, allora la preghiera non è soltanto un gesto di adorazione. La Bibbia presenta la preghiera soprattutto come partecipazione all'opera di Dio nel mondo: in modo particolare, la Scrittura parla di una forma di preghiera chiamata intercessione: stare davanti a Dio per gli altri, portando a Lui persone, situazioni e bisogni.

Nei prossimi articoli cercheremo di comprendere meglio che cosa significa intercedere e quale posto occupa questa pratica nella prospettiva biblica.

Serie: L'intercessione nella prospettiva biblica

  • Parte 1 — La realtà invisibile che governa il visibile

  • Parte 2 — Chi è davvero un intercessore (in preparazione)

  • Parte 3 — Porte spirituali e brecce (in preparazione)

  • Parte 4 — Fortezze e legami spirituali (in preparazione)

  • Parte 5 — Angeli e potestà nel mondo spirituale (in preparazione)

  • Parte 6 — Che cos'è davvero l'intercessione (in preparazione)

  • Parte 7 — La battaglia spirituale nella prospettiva biblica (in preparazione)