
LA CROCE NELLE SCRITTURE: DALLA BRACCIA DI GIACOBBE AI DUE LEGNI DI EZECHIELE
La Bibbia è piena di immagini simboliche che, lette insieme, rivelano un disegno sorprendente. A volte eventi lontani tra loro, raccontati in libri diversi e separati da secoli, sembrano convergere verso un unico punto.
Uno di questi fili che attraversa tutta la Scrittura riguarda la divisione del popolo di Dio e la promessa della sua riunificazione, rappresentata da immagini che richiamano la forma della croce e il gesto di unire ciò che è separato. Lungi dall'essere un semplice simbolo, dunque, la croce diventa vera e propria teologia della riconciliazione.
1. Le braccia incrociate di Giacobbe
Un primo episodio significativo si trova in Genesi 48, quando Giacobbe benedice i figli di suo figlio Giuseppe: Efraim e Manasse.
Secondo la tradizione, la mano destra — simbolo della benedizione principale — doveva essere posta sul primogenito; per questo, Giuseppe dispone i figli davanti al padre in modo che la destra di Giacobbe cada naturalmente su Manasse. Ma accade qualcosa di inatteso: Giacobbe incrocia deliberatamente le braccia, in modo che la mano destra venga posta su Efraim, il più giovane, e la sinistra su Manasse, il meno giovane. Quando Giuseppe cerca di correggerlo, Giacobbe risponde semplicemente: «Lo so, figlio mio, lo so; anche lui diventerà un popolo, e anche lui sarà grande; tuttavia il suo fratello più giovane sarà più grande di lui, e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni» (Gn 48:19).
Il gesto è intenzionale e profetico: le braccia incrociate formano una figura che molti interpreti hanno visto come un'anticipazione simbolica della croce, il luogo dove Dio avrebbe compiuto, secoli dopo, il suo piano di riconciliazione.
a. Efraim e Manasse: due linee che si incontrano
Anche i nomi dei nipoti di Giacobbe sono significativi.
- Manasse significa "Dio mi ha fatto dimenticare la mia sofferenza", perché il fanciullo era nato subito dopo che la vita di Giuseppe era stata riassestata in Egitto, in seguito alle precedenti persecuzioni.
- Efraim significa "Dio mi ha reso fecondo", perché, rimanendo in Egitto, Giuseppe era stato reso prospero, autorevole e influente.
Nel corso della storia di Israele, accade qualcosa di interessante: Efraim diventa il nome simbolico dell'intero regno del nord. Infatti, quando il regno di Salomone viene diviso in due, la Bibbia comincia a parlare di:
- Giuda per il regno del sud
- Efraim per il regno del nord.
b. Efraim: un dettaglio linguistico sorprendente
Quando Giacobbe benedice Efraim, fa una dichiarazione profetica molto particolare: «La sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni» (Genesi 48:19). In ebraico, l'espressione usata è melo hagoyim, che significa letteralmente "pienezza delle nazioni"; secoli dopo, l'apostolo Paolo userà un'espressione molto simile nella in Romani 11:25, parlando della "pienezza dei gentili".
La benedizione data a Efraim, insomma, sembra anticipare l'ingresso delle nazioni nel popolo di Dio.
c. Manasse: l'eccezione delle due "mezze tribù"
Anche la tribù di Manasse presenta un dettaglio curioso: è l'unica tribù divisa geograficamente in due parti, una a est e una a ovest del Giordano (Giosuè 13:29–31). Storicamente, questa divisione deriva dalla distribuzione delle terre, ma l'immagine di una tribù separata richiama ancora una volta la divisione e la futura riunificazione del popolo di Dio.
2. La visione dei due legni
Una delle profezie più suggestive della Scrittura si trova in Ezechiele 37, dove Dio ordina al profeta Ezechiele di prendere due pezzi di legno:
- uno per Giuda
- uno per Giuseppe, cioè Efraim
e poi di unirli nella sua mano, dicendo che diventeranno un solo legno.
Il significato immediato è la promessa che Dio riunirà il popolo diviso. Ma l'immagine dei due legni che diventano uno ci porta sempre più vicini alla croce.
3. I due bastoni di Zaccaria
Un'altra immagine significativa appare in Zaccaria 11. Il profeta riceve l'ordine di pascere il popolo con due bastoni:
- uno chiamato "Favore"
- uno chiamato "Vincoli"
"Favore" rappresenta la grazia e la protezione di Dio, mentre "Vincoli" rappresenta l'unità del popolo. Ma a un certo punto Zaccaria spezza entrambi i bastoni: spezzare Favore significa che il popolo perde la protezione divina a causa della sua ribellione; spezzare Vincoli significa che l'unità tra le tribù viene distrutta.
Ancora una volta, la Scrittura mostra la frattura dell'unità.
4. Dalla divisione alla riunione
Se mettiamo insieme questi episodi emerge un movimento sorprendente nella Bibbia:
- Giacobbe benedice profeticamente il futuro Israele spirituale
- Zaccaria anticipa la rottura dell'unità nell'Israele carnale
- Ezechiele annuncia la riunione dei due popoli in uno solo.
La domanda diventa inevitabile: come può Dio riunire ciò che è stato diviso?
5. La risposta del Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento afferma che questa riunione avviene attraverso Gesù Cristo.
In Efesini 2:14-16, l'apostolo Paolo spiega che Cristo:
- ha abbattuto il muro di separazione
- ha fatto di due popoli uno solo
- li ha riconciliati con Dio attraverso la croce.
La divisione non riguarda più soltanto le tribù di Israele. Ora riguarda tutta l'umanità:
- chi era vicino (il popolo ebraico)
- chi era lontano (le altre nazioni).
6. Chi è il vero Israele
Per questo motivo la Scrittura introduce anche una distinzione importante.
In Romani 4:11–12 e 9:6–8, Paolo spiega che il popolo di Dio non è definito soltanto dalla discendenza fisica, ma dalla fede di Abramo. Esiste quindi:
- un Israele secondo la carne
- e un Israele secondo lo Spirito.
Chiunque crede nel Messia entra a far parte di quest'ultimo popolo.
Gesù stesso lo aveva annunciato in Giovanni 10:16: «Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle devo guidare. Ci sarà un solo gregge e un solo pastore».
La croce diventa, quindi, il luogo dove ciò che era diviso viene riunito.
Conclusione
Attraverso tutta la Scrittura ricorre la stessa immagine: ciò che è diviso viene riunito.
Le braccia incrociate di Giacobbe, i bastoni spezzati di Zaccaria, i due legni uniti di Ezechiele sembrano convergere verso lo stesso punto. Quel punto è la croce.
Lì Dio ha compiuto il suo progetto più grande: fare di molti popoli un solo popolo, riconciliato con Lui e unito nella fede in Cristo.
"Non c'è più giudeo né greco, non c'è più schiavo né libero, non c'è più maschio né femmina; perché tutti voi siete uno in Gesù Cristo" (Galati 3:28).
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